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giovedì 29 Settembre 2022
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    Per le Pmi svolta negli ultimi due anni

    Le tecnologie digitali hanno per i sistemi economico-produttivi del XXI secolo la stessa forza dirompente che le tecnologie della meccanizzazione, prima, e dell’automazione, dopo, hanno avuto per il XX secolo. Così la trasformazione digitale è oramai non più solo un’opportunità ma una necessità alla quale occorre sempre più adeguarsi. Oramai siamo immersi nella Digital Economy che denota come i processi produttivi, i prodotti e i modelli di business delle organizzazioni, nonché le dinamiche socio-culturali, sono sempre più influenzati e determinati dalla combinazione di internet e delle sue piattaforme tecnologiche, con l’avanzamento delle tecnologie elettroniche e dell’intelligenza artificiale. In questa prospettiva la trasformazione digitale è quel processo di innovazione e cambiamento basato sull’adozione delle soluzioni offerte dagli strumenti tecnologici digitali. Si tratta di un fenomeno pervasivo che coinvolge tutti i settori economico-produttivi e gli ambiti della vita sociale, poiché si fonda sulla capacità da un lato di estendere i processi cognitivi umani, in particolare, in relazione alle attività di comunicazione, gestione dei dati e della conoscenza (creazione e trasferimento), e dall’altro, di creare artefatti che possono estendere o sostituire le abilità umane nel realizzare una sempre più ampia gamma di attività lavorative. Così le imprese stanno sempre più riconoscendo il bisogno di abbracciare i processi di trasformazione digitale per migliorare l’efficienza organizzativa e produttiva, per gestire meglio le relazioni con i clienti e fornitori, per comunicare, e creare nuove opportunità di crescita. Per valutare il grado di diffusione e utilizzo delle tecnologie Ict di base come Internet, la banda larga, il commercio elettronico, la sicurezza informatica, la robotica, il livello di competenze informatiche e le decisioni in merito alle tecnologie digitali, l’Ue si è dotata di un indice, il Desi che misura l’intensità di digitalizzazione dell’economia e della società. L’ultimo Digital Economy and Society Index (Desi) posizione l’Italia al 19° posto su 28 Stati membri Ue per livello generale di digitalizzazione dell’economia e della società.

    L’ultimo rapporto Istat del 2021 sull’impiego delle tecnologie digitali da parte delle imprese italiane ci restituisce un’immagine di un sistema imprenditoriale che mostra un graduale miglioramento della capacità di assorbimento e di sviluppo della maturità digitale con il 60,3% delle Pmi italiane che ha raggiunto un livello base di intensità digitale, che si pone al di sopra delle media Eu del 56%, considerando che il target europeo per il 2030 è quello del 90%. Il rapporto dell’Istat registra che le imprese hanno fatto un maggior ricorso a servizi di cloud computing. Il 41,9% delle imprese con almeno 10 addetti ha acquistato servizi di cloud computing di livello medio-alto e il 51,9% di livello intermedio e sofisticato. Inoltre, le Pmi italiane con almeno 10 addetti si collocano all’ottavo posto in Europa nell’uso di dispositivi e sistemi intelligenti controllati via Internet (IoT), dimostrando una propensione del sistema produttivo italiano a sviluppare la capacità digitale dei processi produttivi, mentre mostrano ancora una bassa capacità di vendere online.

    Occorre però rilevare che questo riguarda essenzialmente le grandi e medie imprese; invece, le piccole imprese con meno di 10 addetti, le imprese artigiane e i professionisti mostrano ancora una difficoltà a cogliere le opportunità dell’adozione di strumenti digitali. È essenziale per la competitività del sistema produttivo italiano rafforzare il processo di transizione tecnologica a cui occorre integrare quello della sostenibilità. In questa prospettiva la visione di sviluppo dell’Industria 5.0 proposto dall’UE offre importanti linee guida a cui ispirare i piani e progetti strategici di crescita competitiva dei sistemi organizzativi attraverso l’integrazione dello sviluppo dell’intensità tecnologica digitale e l’attenzione alla centralità dell’uomo, della costruzione di sistemi organizzativi resilienti e sostenibili.

    Per questa ragione per sostenere i processi di crescita digitale e sostenibile delle imprese appare fondamentale aumentare il numero di professionisti, in particolare, con formazione universitaria in grado di guidare e sostenere i processi di transizione digitale delle imprese verso il modello dell’impresa 5.0. Una nuova generazione di ingegneri, informatici e tecnici che siano in grado di sviluppare strategie ed implementare progetti di trasformazione per costruire imprese con un’alta intensità tecnologica digitale, distinte da modelli di business che mettono le persone e la società al centro, capaci di affrontare in modo resiliente un ambiente economico sempre più complesso e imprevedibile, e orientate alla sostenibilità.

    Giovanni Schiuma è Ordinario di Ingegneria Gestionale – Università Lum

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