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giovedì 6 Ottobre 2022
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    Infarto, le donne ricevono in ritardo le cure salvavita

    Parità di genere? Anche in sanità le donne pagano un prezzo salato. Lo certifica il Pne 2021 (Programma nazionale esiti) che in questa nuova edizione ha introdotto il concetto di equità nell’analisi delle performances degli ospedali considerando tre indicatori: genere, cittadinanza, titolo di studio. In sintesi sono analizzate le chances di guarigione per un uomo o una donna, se si vive al Sud piuttosto che al Nord, se si ha la laurea o una licenza elementare. Parlano i numeri, dunque.

    «L’equità nell’assistenza sanitaria rappresenta uno degli obiettivi principali nel campo della programmazione e dell’organizzazione dei servizi, a livello nazionale e regionale». Questo il preambolo del Pne 2021 il report annuale sviluppato da Agenas su mandato del Ministero della Salute con l’obiettivo di valutare l’efficacia, l’appropriatezza, l’equità di accesso e la sicurezza delle cure garantite dal Servizio sanitario nazionale nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza (LEA).
    E veniamo ai dati sull’equità nelle cure. Per le differenze di genere, l’analisi ha evidenziato significative differenze nel ricorso ai servizi sanitari e nei percorsi assistenziali. In particolare, per l’area cardiovascolare è stata possibile rilevata una minore tempestività di accesso a trattamenti di comprovata efficacia e una maggiore mortalità (ad esempio a 30 giorni da un intervento di bypass aortocoronarico) per le donne rispetto agli uomini. «Questo dato sembra suggerire che la principale disparità di genere riguardi il mancato accesso alla procedura che si determina già nei primi momenti della presa in carico presso la struttura. Il risultato è, peraltro, in linea con precedenti studi condotti a livello nazionale e internazionale, che evidenziano tra le altre cose come il trattamento delle patologie cardiovascolari nelle donne sia gravato da maggiore inappropriatezza, ad esempio rispetto alla presa in carico ospedaliera in reparti differenti da quelli di cardiologia».
    Le differenti possibilità di cura spingono il Pne verso la valutazione di «setting diversi da quello ospedaliero, anche nella prospettiva di valutare l’impatto dei nuovi modelli organizzativi della sanità territoriale implementati con il PNRR».
    Nei programmi un monitoraggio che tenga conto di altri flussi informativi sanitari: prescrizioni farmaceutiche, assistenza specialistica ambulatoriale e cure primarie. «Questo consentirebbe di ricostruire il percorso diagnostico-terapeutico di ciascun assistito e di misurare aspetti importanti della presa in carico, in setting assistenziali noti, a livello regionale e locale».

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