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giovedì 6 Ottobre 2022
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    Palace Hotel Bari: una querelle che mina il futuro occupazionale di circa 88 dipendenti

    Si è tenuto questa mattina davanti al Comune di Bari il sit-in di protesta dei lavoratori dell’Hotel Palace di Bari. Ma proviamo a ricostruire brevemente la storia.

    La società Palace Eventi srl, gestore dello storico hotel di proprietà della famiglia Di Cagno Abbrescia per il tramite della società Saiga srl, ha ricevuto un’ordinanza dal Tribunale di Bari per il rilascio degli immobili entro e non oltre il 17 gennaio 2022.
    La decisione arriva, a seguito di un contenzioso insorto nei mesi scorsi, avente per oggetto gli insoluti canoni di locazione relativi all’anno 2020, giustificati dalla pandemia Covid-19. Nelle settimane immediatamente successive, Palace Eventi srl ha avviato una procedura di licenziamento collettivo, ai sensi della l.223/91, con l’intento di risolvere tutti i rapporti di lavoro in essere contestualmente al rilascio degli immobili.
    Le rappresentanze delle sigle sindacali di CGIL, CISL e UIL hanno da subito manifestato contrarietà alla procedura di licenziamento collettivo, sollecitando Palace Eventi srl alla revoca della stessa e, contestualmente, all’avvio di una procedura di retrocessione del ramo di azienda nei confronti della proprietà, con il trasferimento in capo a quest’ultima della licenza e dei rapporti di lavoro.
    Non solo. Ritenendo che la proprietà debba necessariamente chiarire quali sono gli scenari di continuità dell’attività successivamente al 17 gennaio 2022, hanno convocato un incontro congiunto con Palace Eventi srl e Saiga srl, al quale poi quest’ultima ha deciso di non presenziare.
    Nel ribadire l’urgenza e la necessità di un confronto con la famiglia Di Cagno Abbrescia, le sigle sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione, richiedendo al Sindaco di Bari la convocazione di un incontro con tutte le parti, con l’obiettivo di avviare un percorso che salvaguardi l’occupazione.Nella vertenza che coinvolge un luogo simbolo per la storia e la tradizione cittadina, è in gioco il destino lavorativo di circa 88 famiglie, un dazio pesantissimo che il territorio non può permettersi.

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