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sabato 24 Settembre 2022
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    Ferzan Ozpetek: essere felici è la cosa più importante

    Dalla Turchia a Bari, la devozione dei baresi per San Nicola, le cui ossa furono trafugate da Myra, fa  sentire Ozpetek, turco di origini,  barese per affinità.

    È con questo desiderio di  conformità che sul palcoscenico del Piccinni saluta il pubblico. Ha inizio così, l’intimo e appassionato spettacolo autobiografico di Ferzan Ozpetek che ha aperto la stagione di prosa 2021/2022 del Comune di Bari, in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.
    Il regista, sceneggiatore e scrittore, da inizio a “Ferzaneide. Sono Ia!”, una performance studiata durante il periodo di chiusura, che ha duramente colpito il settore dello spettacolo dal vivo. Un ritorno alla vita. Un gesto di generosità promosso da Ozpetek verso i teatri,  previsto per un breve periodo, il successo ha portato invece  per tutto il 2021 “Ferzaneide” in giro per l’Italia: Roma, Milano, Firenze, Mestre, Bari ed infine Lecce. Il regista dà inizio al viaggio parlando del suo primo film “Il bagno turco”, lungometraggio che lo ha consacrato al successo. Ozpetek ripercorre le esperienze di quegli anni, e la considerazione che si aveva dei bagni turchi in quel periodo, luoghi privi di identità sociale, posti di ritrovo, spesso ambigui, dove anch’egli aveva realizzato incontri singolari che avrebbero segnato il corso della sua esistenza.
    La serata, procede attraverso la piacevole interazione con il pubblico, pieno di domande e curiosità. «Questa volta ho voluto parlare  di me – racconta – rivolgendomi ad un pubblico reale seduto in platea».
    Uno spettacolo senza copione, che cambia da una sera all’altra, da una città all’altra, che va in scena con le mezze luci in sala, come se fosse un salotto tra amici. «C’è tutta la mia vita: gli Anni ‘70 a Roma, Istanbul che ho conosciuto davvero solo  dopo essere stato in Italia: l’avevo lasciata a 17 anni e solo in seguito avrei avuto la possibilità di visitarla liberamente.  Ogni sera, vado a braccio. E, se così non fosse, a parlare resterei ben oltre». Invece: «Voglio lasciare al pubblico sempre un po’ di curiosità e la voglia di ascoltare». Prosegue parlando dei suoi film, dei luoghi e dei soggetti che li hanno ispirati: Un amore impossibile, Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Saturno contro e Napoli velata, film in cui c’è tutto il rapporto con sua madre, una donna forte e dolce allo stesso tempo, una figura insostituibile.
    Dal racconto traspare tutta la sua emozione nel ricordarla fragile durante la vecchiaia, ma sempre complice e comprensiva fin dall’ adolescenza quando accortasi della sua omosessualità, aveva cercato di alleggerirne il contenuto, paragonandola a tutte le curiosità ed esperienze adolescenziali,  a differenza di suo padre uomo tutto d’un pezzo, capace solo di metterlo in soggezione. Un ricordo particolare va a Mine vaganti,  che alcuni avrebbero voluto  girare a Bari, idea da lui rifiutata, perché all’epoca innamorato del Barocco Leccese. «Perché no, girare un film in questa città potrebbe essere una bella idea soprattutto se San Nicola mi aiuta».
    Il suo pensiero va alle  vittime del Covid e alle persone care che ci hanno abbandonato. Molto tenero e struggente il ricordo del fratello andato via con un cancro al pancreas. Parlando di questo, invita tutti a fare prevenzione. Lo spettacolo di Ferzan Ozpetek si rivela un inno alla vita, a non arrendersi mai, ad essere se stessi, a non nascondersi dietro un falso perbenismo. Perché essere felici è la cosa più importante.

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