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giovedì 6 Ottobre 2022
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    “Sarah”, Sebastio: «Abbiamo vissuto una situazione parossistica»

    Sono passati ormai 11 anni da quando Avetrana diventò un set televisivo a causa dell’omicidio dell’appena quindicenne Sarah Scazzi, avvenuto il 26 agosto 2010 nel piccolo paesino del Salento e per il quale sono state condannate all’ergastolo in via definitiva la zia e la cugina della vittima. 

    Oggi quel triste episodio è ritornato all’attenzione del pubblico grazie ad una serie tv in quattro episodi, “Sarah, la ragazza di Avetrana” di cui stasera va in onda la seconda puntata, disponibile su Sky Documentaries on demand e in streaming su NOW. Franco Sebastio, all’epoca dei fatti era procuratore di Taranto e proprio una sua testimonianza è stata raccolta all’interno della serie.
    Dott. Sebastio innanzitutto lei ha visto la prima puntata?
    Sì, e in anteprima ho visto anche la seconda. Ho fatto la registrazione della mia testimonianza lo scorso febbraio e ne sono favorevolmente impressionato perché almeno fino ad oggi, ma penso che sarà lo stesso anche per le prossime puntate, c’è stata una ricostruzione molto obiettiva. Normalmente quando in televisione si fanno queste operazioni cronachistiche e non ancora storiche c’è sempre un po’ la tendenza a sviluppare la storia tra colpevolisti o innocentisti. Qui non accade e la mia valutazione è pertanto positiva.
    Cosa ricorda di quei giorni?
    Ricordo che in quei giorni insieme ai miei due colleghi valorosissimi che si impegnarono a fondo, si viveva una situazione assolutamente parossistica. Ancora oggi quando parlo con Mariano Buccoliero e Pietro Argentino, i due PM che seguirono passo passo tutta la vicenda, non riusciamo a spiegarci il perché di quel clamore mediatico che ha coperto l’intera vicenda, una vicenda che per noi, da un punto di vista professionale e tecnico, rientrava un po’, non voglio dire nei casi di routine ma, tra virgolette, nelle normali indagini che vengono fatte da un ufficio inquirente, da  una Procura della Repubblica per casi di omicidi.  
    Tra fughe di notizia e privacy violata, ricettazione di atti giudiziari furono aperte varie inchieste. Che cosa non funzionò allora?
    Da un punto di vista tecnico e professionale l’indagine dall’inizio alla fine è stata portata a compimento in maniera assolutamente inattaccabile, precisa e completa.  È stato un processo estremamente difficile. C’era una persona che prima aveva confessato l’omicidio, poi si si era dichiarata innocente, poi era tornata ad accusarsi. La vicenda ha rappresentato quasi un fatto unico nella storia processuale italiana degli ultimi 50 anni. Dal punto di vista professionale tutto ha funzionato perfettamente. Non ha funzionato invece il contorno sociale e non c’è da prendere in considerazione solo la stampa ma anche il clamore popolare. Io ricordo che non potevamo muoverci perché ci trovavamo circondati da una marea di persone. Per non parlare del turismo. Si verificò infatti una cosa incredibile. Persone che si spostavano da tutte le parti d’Italia per andare a vedere la casa e la villetta coinvolte nell’omicidio. Insomma non ha funzionato l’aspetto più civile di una società civile, mi perdoni il gioco di parole. 
    Lei adesso è in pensione da un po’ di anni. Nel corso della sua lunga carriera come si colloca in termini di barbarie e di atrocità la vicenda Scazzi?
    Io ho lavorato nell’amministrazione della giustizia per oltre 50 anni e sono andato in pensione a quasi 74 anni. Questo episodio non rientra nella categoria degli episodi più efferati che io ho dovuto trattare. Come le ho detto prima si è trattato di un omicidio di una ragazzina brutto da un punto di vista morale, etico, ma stranissimo è stato l’ambiente nel quale si è sviluppata questa vicenda.  Noi inquirenti ci siamo trovati di fronte ad una complessità di personaggi, a volte anche inquietanti da un punto di vista umano. È stato un caso difficile da trattare ma tutto sommato ne ho viste anche di peggio.
    “Sarah – la ragazza di Avetrana”, è prodotta da Groenlandia ed è tratta dall’omonimo libro scritto da Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni edito da Fandango Libri.

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