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sabato 1 Ottobre 2022
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    In Puglia aumentano gli infortuni sul lavoro

    A fine agosto in Puglia erano oltre 15 mila le denunce di infortuni sul lavoro, mille in più dello scorso anno, e 65 gli incidenti mortali. Un dato drammatico, purtroppo in linea con la tendenza del Paese, che fa dire alla Cgil Puglia che “quello della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro deve essere un tema centrale in questa fase in cui si discute di ripresa economica. Non faremo sconti a imprese e istituzioni, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità”. E per fare il punto sul percorso di mobilitazione avviato da mesi e sulle prossime iniziative da mettere in campo sul tema sicurezza, la confederazione – insieme al Patronato Inca – ha organizzato un’assemblea regionale degli Rls/Rlst, tenutasi a Bari e conclusa dall’intervento della segretaria nazionale Rossana Dettori.

    Per la Cgil, “A fronte della ciclicità degli eventi infortunistici è evidente che serve una battaglia culturale da portare avanti sul tema sicurezza, al quale non si può guardare come burocrazia o peggio costo. Allo stesso modo va sconfitta la rassegnazione, l’idea che il fenomeno non possa essere affrontato”. Già dalla scorsa primavera Cgil Cisl Uil hanno promosso una campagna di mobilitazione proponendo a Governo e parti datoriali un vero e proprio Patto per la salute e la sicurezza sul lavoro. “Da parte nostra in Puglia siamo stati impegnati in un tavolo di confronto con Regione. Il Consiglio su sollecitazione dei sindacati, all’unanimità, ha approvato una mozione impegnandosi su due linee: il rafforzamento degli uffici e dei dipartimenti preposti alla prevenzione e sicurezza e iniziative di formazione rivolte ai giovani fin dalle scuole. Abbiamo anche chiesto che nell’Agenda Lavoro della Regione Puglia, che sarà presentata a breve, centrale sia proprio il tema della sicurezza”.
    Sempre in Puglia la Cgil ha sottoscritto “accordi di collaborazione con l’Inail per informare e formare i lavoratori, soprattutto dei settori dell’agricoltura e dell’edilizia, proprio spingendo sulla cultura della prevenzione. E nelle assemblee che stiamo tenendo nei territori la partecipazione è straordinaria. Inoltre c’è un progetto che partirà nelle prossime settimane che insiste sullo stress lavoro correlato in campo sanitario e socio assistenziale. È evidente però che serve buona occupazione, che se le condizioni di lavoro sono in nero, alla giornata, sotto perenne ricatto di un reddito, sarà difficile per i lavoratori esigere diritti e sicurezza”.
    La Cgil segnala anche come “ci si concentri molto sulle morti, cosa legittima, ma dobbiamo pretendere che lavoratori e lavoratrici non si ammalino, non mettano a rischio pezzi del proprio corpo durante il lavoro. E le responsabilità sono in capo alle imprese. Potremo eventualmente parlare di responsabilità dei lavoratori quando saranno messi tutti in condizioni di lavorare in sicurezza, informati e formati. Dobbiamo pretendere che le imprese investano su sicurezza e formazione, pretendere che si permetta agli Rls di fare il proprio lavoro”. E se qualche risposta dal Governo è arrivata, “alcune misure vanno ma su altre occorre confrontarsi. Abbiamo chiesto noi la sospensione delle aziende non in regola con le norme sulla sicurezza. Ovviamente i lavoratori e le lavoratrici continueranno ad essere pagati mentre l’impresa sospesa potrà riaprire solo dopo aver ottemperato alle prescrizioni del Testo unico. Inoltre prenderà forma il sistema unico informativo che unifica le diverse banche dati. E si procederà con assunzione negli enti ispettivi, ma stessa attenzione va data anche agli organici Spesal. Vigileremo e denunceremo chi ha responsabilità e competenze, perché questa strage quotidiana non può essere accettata”.

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